Havana: C'è un momento, in tutte le vacanze del mondo, in cui t'accorgi che è finita. È quando ti alzi dal letto l'ultima mattina e senti nello stomaco quella sensazione un po' così: è l'arrivederci, l'imminenza di un viaggio pesante, il cuore piccolo. Eccoci qui, a ingannare il tempo rimasto: nella caffetteria del palazzo più alto della città la situazione è un riassunto simbolico di quello che è stato. Cento metri più giù c'è tutto, ci siamo noi boccheggianti nel caldo delle strade. C'è Pat che si gira ogni volta che passa una. C'è Davide e la sua passione per le statue di legno. C'è Ste che un po' si innamora e un po' scatta foto. Ci sono tutti, eccoli: ADC, Raul che balla la Conga. Sergio che amiamo come un fratello, la bella Jasmine che cammina piano sui tacchi, Jorge e i suoi libri sul Che, la piccola Arianne, la sensuale Leslie. C'è l'odore dei Caraibi, la nafta, il mare blu, la Rivoluzione appannata, le strade sgarrupate. S'è fatto il tempo di andare. Hasta luego, amada isla.





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